LUCIA DE VITI DE MARCO

Lucia con il cane Pippo

Lucia de Viti de Marco, terzogenita di Antonio de Viti de Marco e di Harriett Lathrop Dunham, nacque a Roma il 29 novembre del 1900. Dopo un’infanzia felice e una giovinezza turbata dalla prematura scomparsa della madre, dall’isolamento politico e la successiva morte del padre ostracizzato dal regime fascista e dalla malattia mentale del fratello James, all’età di quarantotto anni, sposò l'avvocato Camillo Gino Pecorella, e si trasferì nella villa di lui, a Fregene. La prematura scomparsa dello sposo, a solo un anno dal matrimonio, le fece maturare la decisione di adoperarsi per il prossimo, e da quel momento tutta la sua vita fu dedicata ad accudire e curare bambini in difficoltà. 

Nella grande villa ereditata dal marito, opportunamente organizzata all'uopo, accolse un nutrito gruppo di bambini affetti da poliomielite. I ragazzi arrivavano dalla Puglia, per indicazione e intermediazione dalla cugina Giulia, e dall'Umbria, per intermediazione delle Sorelle dell’Eremo di Campello sul Clitunno, con cui Lucia, al pari di Giulia, mantenne profondi e duraturi rapporti. Circa venti bambini, in tempi diversi, furono accolti e curati da Lucia. Lei li definiva amorevolmente "i miei pupi", ricambiata nell'affetto da quei bimbi che la chiamavano "signora" o, molto più facilmente, "Ora". Ne curava il fisico con metodi innovativi: massaggi, ginnastica, medicamenti rigorosamente omeopatici fatti venire dalla Svizzera o dalla Germania, e l’animo con le tecniche della pedagogia curativa steineriana, che prescrive la musica, il disegno, il teatro e la tessitura come attività terapeutiche. Al pari della cugina Giulia, Lucia coltivava il progetto di un centro che fosse luogo di cura, di benessere e di crescita per i giovani, e dove si tramandasse il modello di comunità da lei sperimentato: “mai un istituto” –precisava– ma una “grande famiglia”, un “ambiente umano”, dove vivere e godere “una vita sana, vicino alla natura, lontani dalla città, dalla crudeltà e dagli orrori del cosiddetto progresso e della robotizzazione degli animi”. Poco prima di morire, nel 1989, seguendo le orme della cugina, destinò i propri beni alla fondazione Le Costantine, cosa che consentì il restauro della masseria della tenuta. È per ricordare Lucia, dunque, che questa prende oggi il nome di "Casa di Ora".

Lucia De Viti de Marco con una colomba

Ritratto di Lucia De Viti de Marco

Lucia sulla spiaggia di Fregene,1952