Testamento spirituale
di Lucia de Viti de Marco
ai suoi ragazzi

Cari miei vecchi “pupi”,

scrivo a voi tutti insieme perché vorrei che sapeste fin da ora, anche se non riuscirò, [che] il mio sogno rimane sempre il medesimo...

Quello cioè di poter formare una piccola comunità, dove quelli di voi che lo vorranno potranno fare per altri bambini bisognosi e sofferenti quanto fu fatto a Voi a Fregene, una comunità dove voi, ormai “adulti”, potrete vivere, organizzandovi con l’aiuto e la cooperazione dei “vecchi”, secondo quegli ideali e quei valori ai quali voi credete e che la società moderna così sistematicamente rinnega.

Sono convinta che il contributo più efficace da dare sia quello dell’esempio vissuto e non predicato!

La società moderna della tecnica, dell’industrializzazione nella forma più frenetica e violenta, riduce all’esasperazione, distrugge e annienta ogni sentimento umano!

L’avidità cieca del denaro per il denaro in sé a costo di avvelenare la terra e i suoi prodotti e l’”aria” che respiriamo uccidendo persino il prossimo pur di carpiglierla. L’ambizione e la sete di potere quali scopi e ideali supremi della vita...

Eccolo giunto il regno di Mammone che si scatena in tutta la sua arida potenza su una povera umanità incosciente, ma responsabile essa stessa di questo inferno sulla terra.

È sempre più difficile per l’essere umano di inserirsi nella vita di oggi; a prova impressionante che oltre alle varie forme di malattie a sfondo nervoso, chi oggi non è considerato o si considera nervoso?

L’aumento impressionante dei bambini “disadattati” o “handicappati” come si vogliano chiamare.

Voi che avete conosciuto però da bambini il significato del dolore e della sofferenza, cari ragazzi, siete qualificati meglio degli altri a venire in aiuto a questi bambini e procurar loro (a base e fondamenta di qualsiasi cura risanatrice) un ambiente umano ove possano sentirsi uniti e a casa loro come una grande famiglia... (mai un istituto) dove potranno vivere e godere, aiutati da Voi, una vita sana vicina alla natura, lontani dalla città, dalla crudeltà, e dagli orrori del così detto progresso e della robotizzazione degli animi.